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MUSEO DIOCESANO D’ARTE SACRA Albenga (SV) 17031 Via Episcopio, 5 0182.50288 int.111 |
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Il percorso espositivo si svolge attraverso sette ambienti. |
Orari visita Martedì/sabato: ore 10.00/12.00 - 16.00/18.00. Domenica: ore 16.00/18.00. |
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| Sala | I |
La sala I,
intitolata all’archeologo Nino Lamboglia, fondatore dell’Istituto
Internazionale di Studi Liguri, conserva reperti rinvenuti nel corso dei
lavori di scavo e restauro della Cattedrale (1948-67): al suo arredo
primitivo appartengono i frammenti di pluteo (sec. VIII) esposti accanto
alla tomba ad arcosolio (sec. XIII). Per ragioni conservative, quest’ultima
è stata trasferita in Museo dal vicino Battistero, dove un calco ne
documenta la collocazione originaria. |
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| Sala | II |
Nella sala II,
le vetrine espongono una scelta dell’abbondante materiale ceramico di età
rinascimentale portano alla luce (1965-67) durante lo scavo della
Cattedrale.I manufatti pittorici sistemati sulla parete opposta hanno carattere frammentario: provengano infatti da diversi polittici realizzati nell’ambito della Diocesi tra XV e XVI secolo. |
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| Sala | III |
La sala III,
delle Verzure, presenta sulle pareti i resti di una rarissima decorazione
affrescata a trompe-l’oeil, con tappezzerie e tendaggi arabescati a finti
arazzi. L’arma vescovile di napoleone Fieschi, che ricorre nel fregio
superiore, circoscrive la realizzazione in questo ambiente agli anni
1459-66. Nelle vetrine, con altre importanti argenterie, le
teste-reliquiario quattrocentesche di San Calocero e di San Verano. |
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| Sala | IV |
La sala IV
corrisponde alla cappella del palazzo quattrocentesco, ricavata a sua volta
nel vano di una torre duecentesca. Il ciclo di affreschi (Evangelisti e
Dottori della Chiesa sulla volta ad ombrello, Storie della Vergine e Sibille
sulle pareti) è venuto alla luce nel 1966: la presenza dell’arma vescovile
di Napoleone Fieschi suggerisce una data compresa tra il 1559 e ‘66, come
per la decorazione della sala precedente. Per entrambi gli ambienti si è
ipotizzato un intervento della bottega del cosiddetto “Maestro di Lucéram”,
attivo in quegli anni tra Liguria, Nizzardo e Piemonte occidentale. |
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| Sala | V |
La successiva
sala V, degli stemmi, riflette l’aggiornamento rinascimentale dei vescovi
Carlo Cicada e Luca Fieschi: i loro nomi ricorrono sul camino e sulle
incorniciature di porte e finestre. Dei dipinti alle pareti, i più antichi,
su tavola, documentano l’espressione locale del gusto tardogotico. Le tele
del XVII secolo attestano la forte presenza della scuola pittorica genovese
o, in qualche caso, l’immissione di prodotti “forestieri”. Da Roma, in
particolare, proviene la splendida pala di Guido Reni col Martirio di Santa
Caterina d’Alessandria, commissionata da Ottavio Costa per la chiesa del
feudo familiare di Conscente. |
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| Sala | VI |
Gli arazzi
della sala VI vennero introdotti nel palazzo da un vescovo genovese, Carlo
Maria de Fornari (1715-30). Di qualità particolarmente alta il ciclo con
Storie dell’infanzia di Mosè, prodotto a Bruxelles verso la fine del
Cinquecento e sistemato in Museo dopo un lungo e delicato intervento di
restauro. |
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| Sala | VII |
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